"Lebanon" prosegue nell'operazione, iniziata con "Valzer con Bashir", di sviluppo e diffusione di una narrativa che si potrebbe intitolare "poveri soldati israeliani".
La narrativa opera uno spericolato ed efficace ribaltamento: i carnefici vengono ridefiniti come vittime, i soldati di TSAHAL si trasformano da letali componenti della più celebrata macchina bellica del mondo in una banda di spauriti ragazzini traumatizzati dalla violenza che esercitano.
Il meccanismo con cui funziona la narrativa è molto semplice: basta spostare l'obiettivo, porlo nella prospettiva giusta, una specie di microprospettiva, un primissimo piano che ingigantisce alcuni soggetti cancellando nel contempo il panorama politico e ideologico globale.
Gli spettatori si identificano facilmente con i carristi, poveri topolini schiacciati dalle 65 tonnellate del Merkava, soffocati dall'aria viziata dell'isolamento. Vuoi mettere stare all'aria aperta, fresca e frizzante, del Libano, in cui possono muoversi gli "altri"?
Molto brillante è il trattamento narrativo che subisce il Merkava: uno dei più possenti Tank del mondo, orgoglio dell'industria militare israeliana, universalmente celebrato per la sua quasi invulnerabilità, viene trasformato in trappola claustrofobica per i suoi carristi. Non sono più coloro che stanno fuori ad essere vittime della sua potenza, ma coloro che sono dentro.
La narrativa funziona perchè rimuove il contesto, distogliendo l'attenzione dal perchè i poveri soldati israeliani si trovano ad esercitare questa violenza che tanto li turba. Dice il regista "Mi ci sono trovato, a fare il carnefice e cerco di vivere questa responsabilità" [1]. Questo ritrovarsi quasi incidentale, questa apparente non volontarietà è l'elemento cruciale: elide completamente la realtà di una nazione che è fondata sulla violenza, che è cresciuta grazie alla violenza e alla capacità di mantenere una impareggiabile supremazia nell'esercizio della violenza, con il pieno consenso dei suoi cittadini-soldati.
La narrativa è efficace. Sono anch'io così commosso che voglio lanciare una grande Campagna di Solidarietà con i carristi di Israele:
Solidali con i Poveri Carristi Israeliani! Un Arbre Magique per ogni Merkava!!
[1] La eventuale buona fede dell'autore è irrilevante. Ciò che conta è l'effetto narrativo, e il ruolo politico che la narrativa svolge.
Lo scontro tra il giornale di Berlusconi e l'Avvenire si è chiuso con le dimissioni del direttore del quotidiano cattolico, e con una chiassosa vittoria di Berlusconi. Vittoria di Pirro, sostengono alcuni illustri esponenti dell'intellighenzia, perchè avrebbe prodotto una frattura tra la Destra e la Chiesa.
E' l'ennesima auto-illusione di una stoltissimima opposizione, pervicacemente incapace di leggere la realtà italiana. Capacità che invece ha una vecchia carogna democristiana come Cossiga, che spiega come "il Vaticano non vuole strappi con il governo. I vescovi sanno essere pragmatici, pensano anche all’8 per mille, all’esenzione dall’Ici, alle scuole private. E ai limiti imposti dal centrodestra al divorzio breve, alla fecondazione assistita, alla pillola abortiva, al testamento biologico. Berlusconi nel panorama occidentale è l’unico che non dà problemi al Vaticano, anzi lo asseconda. Vuole che compromettano il rapporto con lui per una trombata con la D’Addario?”.
Cossiga recita ciò che dovrebbe essere ovvio. La Chiesa sta sempre dalla parte dei farabutti. Per ragioni economiche, politiche e di affinità ideologica. Cossiga le ha perfettamente identificate, elencandole in ordine di importanza decrescente.
Stava con la DC quando i sottosegretari democristiani, con la pregevole compagnia di qualche cardinale, si trombavano (con discrezione) le vallette dell'epoca (non è che le veline siano questa grande novità).
Sta e starà con Berlusconi, almeno finchè non sarà possibile sostituirlo con qualche personaggio meno burino, purchè garantisca lo stesso esoso "piatto di lenticchie" per cui la Chiesa da sempre si vende.
Bisogna proprio non essere vissuti in Italia per credere che la Chiesa prenda sul serio tutto il ciarpame moralistico che esibisce per i gonzi.
Non so, sarà che gli editorialisti di Repubblica e i capetti del PD sono sempre vissuti nell'isola volante di Capalbio.
Berlusconi ha vinto, e ha mostrato ai pavidi giornalisti italiani che l'esercizio di una cauta critica nei suoi Altissimi Confronti è particolarmente dannosa alla carriera, mentre il servilismo, il leccaculismo e la più squallida disonestà intellettuale, splendidamente incarnati da Feltri, pagano molto bene: in sonanti euro.
All'inizio pensavo di aver letto una battuta del blog di Luttazzi.
Poi mi sono accorto che era vero: Uolter Veltroni ha davvero detto "Craxi era più moderno di Berlinguer".
D'altronde non dovrei stupirmi, si tratta di un altro passo fondamentale verso la realizzazione del progetto politico del PD: diventare Forza Italia. Quella del 1994.
A questo punto mi aspetto la replica di uno dei numerosi leader dello stesso movimento, che alla prossima intervista se ne uscirà con un bel "Mussolini era più moderno di Gramsci".
D'altronde i tempi sono più che maturi, ci si deve liberare di certi idoli antiquati, bisogna andare oltre , superari steccati obsoleti. etc etc
E' meglio affrettarsi. Ai ritardatari rimarranno solo le briciole: "Pavolini più moderno di Croce", "Farinacci più moderno di Lussu", "Starace più moderno di Petrolini".
Buffoni.
Non me ne ero accorto, fino a ieri. Colpa mia, che mi sono lasciato circuire dalla narrativa ufficiale.
Hezbollah non ha perso le elezioni, come hanno scritto tutti i media.
Le ha vinte, o per meglio dire le ha vinte a livello popolare: la coalizione di Hezbollah ha ottenuto 840mila voti (55%), contro i 692mila voti (45%) della coalizione filo-occidentale. Una vittoria netta, con percentuali simili a quelle ottenute da Obama o da Berlusconi.
Che questo poi si traduca in una minoranza di seggi dipende dal sistema elettorale libanese, che garantisce ai cristiani la metà dei seggi (64) anche se i cristiani formano solo un terzo della popolazione. Ai musulmani va l'altra metà, e solo 27 vanno agli Shi'iti (cioè a Hezbollah e Amal).
Ma nei vari servizi che una settimana fa parlavano della sconfitta di Hezbollah non ho trovato traccia di questi due fatti fondamentali: non c'è stata nessuna "storica sconfitta", come invece hanno scritto e detto gli ineffabili giornalisti occidentali, che riportano i risultati solo in termini di seggi, e non danno alcuna informazione sulla struttura settaria del sistema elettorale. Nè si degnano di informare i loro lettori che i risultati sono sostanzialemente uguali a quelli delle elezioni precedenti, con la coalizione di Hezbollah che mantiene lo stesso numero di seggi (da 58 a 57).
Quindi nessuna svolta verso l'Occidente, nessun miracoloso effetto Obama, niente di niente di ciò che è stato strombazzato dalla narrativa ufficiale. Tutto falso, fasullo, taroccato.
Mentre è facile immaginare cosa scriverebbero i media occidentali se la situazione fosse capovolta, ovvero se in un paese a maggioranza cristiana fosse garantita un pari numero di seggi alla minoranza musulmana: ecco l'ennesima dimostrazione della incompatibilità dell'Islam con la democrazia, scriverebbero i nostri illustrissimi editorialisti. E griderebbero allo scippo, al furto, al disprezzo islamico della volontà popolare.
E ora la stessa narrativa ufficiale racconta che la vittoria di Ahmadinejad sarebbe fasulla...
Il termine "Innocent abroad" piace molto agli americani. Lo usò Mark Twain per una sua opera, e più recentemente lo ha usato Martin Indik, per due volte ambasciatore americano in Israele, "uno dei diplomatici Usa che meglio conoscono il Medio Oriente" (cit.), per un suo volume di storia e di memorie, il cui titolo completo è “Innocent abroad: an intimate history of american peace diplomacy in the Middle East”.
Di primo acchito un titolo simile sembra una gran presa per il culo, uno scherzo di pessimo gusto. Ma non è così.
Gli americani credono fermamente nell'Innocenza dell'America, e ci credono da un bel pò. E' uno dei loro miti fondatori.
Intorno a questa Innocenza Americana è stata costruita una narrativa imponente nel corso di un paio di secoli, con interpreti (autori) assai notevoli come Henry James e altri decisamente più modesti (come Mark Twain), fino ad arrivare ai modestissimi propagandisti dei giorni nostri.
Nel diciannovesimo secolo la narrativa ruotava intorno al conflitto tra l'Innocenza Americana e Corruzione Europea, tra la rozza semplicità della giovane nazione e la decadente raffinatezza europea. Il tema è poi cambiato un poco, l'Innocenza Americana si è via via confrontata con nuovi antagonisti, dagli Imperi Centrali alle Dittature Nazifasciste ai Totalitarismi Communisti agli Estremisti Islamici.
Daisy Miller ha preso il bazooka, indossando la battlesuit mimetica al posto delle sottane ottocentesche, ma è rimasta sempre la semplice, innocente fanciulla americana.
Come ho detto, gli americani ci credono davvero a questo mito dell'Innocente in Trasferta.
Solo che ci sono momenti in cui continuare a crederci, e soprattutto far credere i non americani, diventa particolarmente difficile. Allora diviene necessario un rinnovamento del mito, un nuovo giro della narrativa.
Le elezioni offrono spesso questa occasione, e gli americani la colgono quando è strettamente necessario.
Così, dopo che le tragicomiche avventure della Banda Bush hanno disseminato qualche dubbio e un poco intaccato questa immaginaria Innocenza Americana, ecco che le elezioni del 2008 hanno offerto l'occasione di rinnovare il mito: tra Obama, Clinton e McCain non era difficile scegliere il più utile interprete per una nuova stagione di Innocenza, e ovviamente gli americani hanno votato per Obama.
L'elezione di Obama non è stata una geniale operazione di marketing. Un'operazione di marketing richiede una pianificazione consapevole, e invece la vittoria di Obama è stata il risultato di una scelta popolare. E ha riconciliato gli americani con la loro mitica Innocenza, e riconsegnato il "moral high ground" alla leadership americana.
Così il buon Obama è andato al Cairo, perfetto "Innocent Abroad". E ha fatto il suo discorsetto, interpretando bene la sua parte.
Non ha detto granchè, la solita aria fritta, ma in una rifrittura che rappresenta evidentemente il massimo ottenibile dai ghost writer presidenziali (vero che il trucco "Ich bin ein Berliner" funziona bene la prima volta, poi l'effetto continua a decrescere).
Il discorsetto è in buona parte una riaffermazione dell'Innocenza Americana: ammette alcuni minori manchevolezze recenti, un leggero sbandamento, ma provvede a ristabili la superiore Autorità Morale Americana (il moral high ground che gli americani amano molto, che li pone su un piano superiore al resto del mondo).
Non ha usato il termine "terrorismo", e questa assenza è stata celebrata come una rivoluzione.
E' solo buona Narrativa.
La realtà è un altro livello.
Narrativa è impegnarsi a non usare più la tortura.
Realtà è garantire l'impunità per i torturatori (passati, ma anche futuri).
Narrativa è parlare di democrazia per l'Islam.
Realtà è farlo nel paese del rais Mubarak, dopo essere passato dall'Arabia Saudita "alleato chiave".
Narrativa è parlare di rimuovere gli insediamenti israeliani (quali? quanti?).
Realtà è avere come Chief of Staff (capo di gabinetto, in realtà una specie di primo ministro) tale Emanuel Rahm, ebreo, sionista rabbioso, cittadino israeliano, riservista di TSAHAL, figlio di un membro di IRGUN.
Ho trovato divertente l'espressione "Hamas ha qualche sostegno tra i palestinesi". Si, circa il 40%, più o meno la stessa percentuale di americani con diritto di voto che ti hanno eletto, caro Obama. Ma questo è un fatto che non rientra nella narrativa dell'Innocent Abroad.
Un editoriale del Times, ormai universalmente noto, ha definito ieri il Silviuccio nostro, un "clown", accopagnando la definizione con parecchie altre affermazioni decisamente forti. Un attacco durissimo, più duro di qualsiasi cosa sia stata pubblicato in Italia (almeno a livello di forma: i giornalisti italiani sono sempre molto prudenti, sissamai). Forse ciò che più gli si avvicina è la definizione di "Magnaccia", datagli da Di Pietro.
Se l'editoriale fosse stato pubblicato dal Guardian, o dell'Economist, non varrebbe la pena di notarlo, se non per i cinque minuti di divertimento che la lettura assicura. Ma la pubblicazione è avvenuta sul Times, e questo fatto merita qualche riflessione.
L'attacco non parte certe da una posizione politica prossima al centrosinistra italiano, contrariamente ai deliri del Nostro. Il Times fa parte della galassia di media fascisti di un noto Tycoon australiano, peraltro socio in affarucci vari con il Silviuccio nostro. Si può paragonare, quanto a posizione ideologica, al Corriere della Sera in Italia, cioè l'Usbergo della Destra, della Fede Cristiana e della Banca.
Proviamo a pensare allo stesso articolo, pubblicato dal Corriere come editoriale firmato da una delle illustrissime firme del Corriere, tipo un Galli Della Loggia: impensabile, assolutamente.
E non possiamo certo credere alla storiella che si tratta di una ovvia presa di posizione di giornalisti professionisti difronte a certi fatti: i giornalisti del Times, come tutti gli scribacchini stipendiati della News Corp, hanno una agenda politica molto ben definita da rispettare.
Ne possiamo credere che i giornalisti del Times abbiano scoperto solo ora che il Silviuccio è un clown: chiunque abbia sentito parlare per cinque minuti il Nostro ha elementi sufficenti per formulare un giudizio sul personaggio.
Chiediamoci invece perchè nel periodo 2001-2006 il Times non abbia pubblicati editoriali di questo genere, malgrado le occasioni, seppur meno grottesche delle attuali, non siano mancate. Al contrario, non mancarono articoli elogiativi o in sua difesa (senza sbilanciarsi troppo, dopotutto i sudditi della Regina hanno un altissimo senso di se stessi, e uno spiccatissimo senso del ridicolo, oltre che dello humour).
Una risposta che mi pare possibile è che nel periodo suddetto il nostro Silviuccio rivestiva una certa utilità, che induceva a fingere di ignorare le sue fondamentali tare intellettuali e comportamentali. Insomma, all'epoca il Nostro era un "Useful Idiot", il chè si comprende tutto sommato facilmente se si considera il particolare momento politico: il post-911, la frattura tra la fazione anglo-americana e l'asse franco-tedesco (e poi spagnolo) sull'invasione dell'Iraq e su altre faccende. In un momento in cui buona parte della Vecchia Europa si opponeva in modo durissimo alle avventure coloniali dei due "stooges" Bush & Blair, avere il nostro caro Silviuccio come leader di una delle nazioni principali del vecchio continente non era certo negativo. Useful Idiot, dunque.
Ma evidentemente qualcosa è cambiato rispetto al 2001-2006. L'editoriale del Times segnala in modo inequivocabile che il Nostro ha smesso di essere un Useful Idiot, e quindi è rimasto solo un Idiot, che per definizione è anche Useless. Se il Times funziona nella pratica come Gazzetta Ufficiale degli orientamenti policiti anglo-americani, l'editoriale in questione è l'equivalente di una lettera di licenziamento, una notifica di fine rapporto, con tanto di pernacchie.
Di nuovo, individuare le ragioni di questo cambiamento non appare difficile. La situazione internazionale è decisamente cambiata, rispetto agli anni del periodo precedente. In Francia e in Germania ci sono ora Sarkozy (con squillo) e la Merkel (senza gigolo), due leader di Destra in buona sintonia con l'asse anglo-americano [1]. Non c'è più frattura significativa tra Europa e America, e non c'è particolare necessità del Silviuccio nostro per fare numero nei vertici internazionale. Già, chi si ricorda più della leggendaria Coalition of the Willing? In quella bizzarra composizione di rabbiosi sionisti, orecchiuti leader del "New Labour", dittatori transcaucasici, trafficanti d'oppio centro-asiatici, Catto-fascisti polacchi e Gauleiter baltici, il Nostro Pluri-pregiudicato faceva la sua porca figura.
Ma oggi c'è una nuova leadership anglo-americana [2], e una nuova "Coalition of the Willing", con una sovrabbondanza di personale disponibile per riempire lo sfondo dei vertici internazionali. Di Berlusconi non c''è alcuna necessità, anzi risulta decisamente poco compatibile con il nuovo corso, che ha bisogno di costruire la propria narrativa distaccandosi opportunamente dal passato [3].
Peraltro la "Uselessness" del Nostro non sembra giustificare i toni durissimi del Times. Si direbbe che dal Useless il nostro stia scivolando nel Dangerous.
Le motivazioni di questo ulteriore slittamento si possono forse ritrovare in un fenomeno che è appare evidente ad alcuni osservatori esteri, ma non alla maggior parte di quelli italiani: negli ultimi due anni, e con un trend regolare e crescente, il caro Silviuccio ha mostrato i segni inequivocabili di un naturale rimbambimento senile. Fenomeno evidente per gli osservatori esteri, ma non sfuggito all'attenzione di alcuni dei più smaliziati tra quelli italiani, tra cui la Popputa Presidentessa di Macherio ("Ho cercato di aiutare mio marito, ho implorato coloro che gli stanno accanto di fare altrettanto, come si farebbe con una persona che non sta bene").
Il rimbambimento di quello che già da normale era un clown sembra aver causato un serio imbarazzo negli ambienti anglo-americani. Probabilmente si teme qualche figuraccia planetaria in una delle prossime occasioni, in particolare nel prossimo G8. La preoccupazione, il timore di rovinare immagini e narrative di portata planetarie costruite con grande sforzo e pazienza negli ultimi sei mesi, sembra essere ad un livello assai elevato, vista l'uscita del Times.
Ovviamente, all'asse angloamericano risulterebbe assai preferibile che a capo della solida maggioranza di destra venisse posto un personaggio decisamente più affidabile, più tranquillo. Un Fini, un Casini, uno qualunque, uno da cui non si devono temere cucu o corna o altre bizzare trovate "da italiani".
Chissà. Magari c'è un nuovo Executive Order, Top Secret, Special Access. "Shoot down the clown".
La notizia l'avevo vista di sfuggita su Google News, e solo ora ho letto qualcosa di più del suicidio di Mubraka Mamouni, immigrata tunisina, morta in un delizioso Centro di Identificazione ed Espulsione (nome che è tutto un programma: non si può accusare il fascismo italiano di mancanza di chiarezza programmatica).
Ho letto l'articolo del Messaggero, o quello del Corriere, che comincia con "Una tunisina ...". Non una donna, non una madre, non una persona, non una poveraccia. Una tunisina.
Così ho voluto sapere qualcosa di più, e ho cercato qualche informazione su Mubraka Mamouni: chi era, dov'era la sua famiglia, come era arrivata in Italia, come se l'era cavata negli anni da clandestina, che lavori aveva fatto, che vita aveva vissuto. Insomma, volevo sapere che persona era stata, e che vita aveva vissuto. Per mia curiosità, per riconoscerla come Persona, per capire meglio come funzionano i meccanismi di sfruttamento e repressione dell'Italietta felicemente fascista.
Ma non ho trovato niente. Solo le stesse, poche, contraddittorie informazioni anagrafiche. Aveva 44 o 49 anni, era in Italia da trenta o da venti o da dieci anni. Forse aveva un marito e dei figli (dove? chi sono?). Forse era stata imprigionata a Regina Coeli. Tutto qui.
La sua morte ha prodotto una increspatura di indignazione autogratificante nel web della società civile, ma nulla di più. Nemmeno i media progressisti hanno pensato di approfondire la notizia, di andare oltre i comunicati della Croce Rossa e della Questura (bella coppia). Ormai sono passati cinque giorni, e il fatto è già archiviato.
Vabbè. Era solo una puzzolente tunisina.
PS: il cadavere verrà gettato in mare a mezza strada tra la Sicilia e la Tunisia? E' una idea da suggerire al Governo e al Ministro Maroni, così le correnti del mare la porteranno al suo paese, senza che il rimpatrio della clandestina gravi sulle tasche dei contribuenti.
Neanche il Caro Leader della Repubblica Democratica della Korea, Ultimo Dittatore Comunista, regge il confronto con il nostro Sorridente Leader.
Roma.Il sondaggio Silvio Berlusconi lo sfodera durante la riunione a via dell’Umiltà con 25 potenziali candidate alle prossime elezioni Europee. Ed è un monitoraggio piuttosto insolito che classifica il gradimento dei diversi leader politici mondiali. Primo, con il 73,5%, proprio il Cavaliere, che risulta il più amato del pianeta. A seguire c’è il presidente brasiliano Lula, con il 69,4%, mentre si piazza al terzo posto con il 59,5% il nuovo inquilino della Casa Bianca Barack Obama. Quarto in classifica con il 59% Donald Tusk, primo ministro della Polonia, seguito dal premier turco Recep Erdogan con il 51%. Una classifica che il Cavaliere ha mostrato ai potenziali candidati alle prossime Europee durante quella che è stata una vera e propria lezione sulle istituzioni dell’Ue alla presenza del ministro degli Esteri Franco Frattini e del vicepresidente dell’Europarlamento Mario Mauro. Ad assistere - oltre alle deputate Biancofiore, Calabria, Giammanco, Lorenzin e Ravetto - c’erano anche alcuni volti noti di fiction e reality tv come Angela Sozio, Barbara Matera, Camilla Ferranti ed Eleonora Gaggioli.
Fonte:
pesce incartato al mercato
E ora che Eluana è sfuggita alle grinfie delle immonde canaglie del Belpaese, al laidume cardinalizio, al viscidume della destra cristiana, allo sgocciolante sapientume del circo dell'informazione, rimane solo da dire: Grazie Peppino.
Grazie Beppino, per aver combattutto questa battaglia per dare a tua figlia una morte dignitosa, per averla combattutta qui, in questa Repubblica da Comiche. Grazie per aver PRETESO che questa Repubblica concedesse a Eluana una morta dignitosa. Grazie per aver rifiutato le facili soluzioni che avresti potuto trovare nel silenzio e nell'indifferenza.
Grazie Beppino, per aver chiesto a Primi Ministri e Cardinali di andare a vedere COSA era diventata Eluana, non la solare ventenne che la televisione ha reso familiare agli stolti cittadini di questa Repubblica, ma il flaccido corpo senza vita dopo diciassette anni di morte celebrale.
Grazie Beppino, anche se nessuno ha raccolto il tuo invito: non il trombador cortese Berlusconi, non i suoi luridi scagnozzi, non il farneticante pontefice nazista, non le starnazzanti canaglie del movimento della vita.
Grazie Beppino, per NON averci mostrato foto di cosa era diventata Eluana, perchè sarebbe stato facile zittire la marmaglia con una sola foto, ma sarabbe stato indegno.
Grazie Beppino, per aver semplicemente detto "la chiesa non può impormi i suoi valori", per esserti ribellato alla tirannia integralista della fetida Chiesa Cattolica Apostolica, per aver commesso l'atto massimamente sovversivo in una Repubblica a cui la chiesa ha imposto da tempo il proprio delirante fanatismo.
Grazie Beppino, per i tuoi silenzi, per la tua mitezza, per le tue poche parole, per la tua cocciuta determinazione.
Grazie Beppino, per essere stato nella tua semplicità l'improbabile Eroe Civile di questa Repubblica, che non merita eroi e navigatori ma solo papponi e mignotte.
E spero che anche qualcun altro ti dica Grazie.
Tullia Zevi: «Quanti sono i morti?».
Giornalista: Pare più di cinquecento...
Tullia Zevi: «Mi pare che possano abbondantemente bastare.».[1]
La banalità del male, no?
[1] Fonte: Corriere della Sera,
6 Gennaio 2009